Titan Chamber, Xiniu Cave (Guanxi) - China China Caves 2013 3D Project Expedition Team - 12.09.2013

Friday, September 21, 2012

Dove finisce il mare?

Continuo la rassegna dedicata alla definizione degli "oggetti" che compongono le parti periferiche dei continenti terrestri (cfr articoli sulla definizione di isola marina) cioè quelle parti a più diretto contatto con il Mare, spesso riferite come zone litoranee. 

Mi piacerebbe ora affrontare la complessa problematica intorno alla definizione di "linea di costa", prendendo prima di tutto spunto dal brano riportato sotto, scritto da un caro amico, geomorfoSpeleologo, e contenuto in suo articolo pubblicato diversi anni fa su una rivista di divulgazione geografica:
Dove comincia il mare?
Terra e mare, due mondi separati, distinti. È quello che percepiamo normalmente, condizionati forse dalle carte geografiche che pongono sempre un limite netto tra terra emersa e mare. Una sottile linea nera, ben marcata, che rimane tale anche nelle carte a grande scala. In realtà il limite tra terra e mare non è poi così netto, né così semplice da definire, anche solo per il fatto che il mare non sta mai fermo. Com’è noto, infatti, la superficie del mare si muove, soprattutto per effetto del moto ondoso e delle maree; in certe zone la marea comporta, tra ritiro ed avanzamento, uno spostamento di qualche chilometro. Possiamo ovviamente prendere la posizione media, come limite tra terra emersa e mare, anche se questo comporta il decidere prima i criteri e l’intervallo temporale su cui calcolare tale valore, visto che l’entità delle maree varia nel tempo. Se però cerchiamo di considerare il problema in tre dimensioni il discorso si complica assai. Nelle zone costiere, le acque salate, più pesanti (di circa il 2,5 %) di quelle dolci, s’insinuano sotto alla falda acquifera presente nelle terre emerse. La separazione è rappresentata da una zona di transizione, salmastra, di spessore solitamente variabile da qualche decimetro a qualche metro. Si può dire, dunque, che il limite sotterraneo tra “terra” e “mare” si sposta, nell’entroterra, in profondità. Più scendiamo in profondità, più questo limite si allontana dalla linea di costa. La pendenza della zona di transizione, che prende il nome di “aloclino” (dal greco, halós = sale e klínein = pendenza), dipende da diversi fattori tra cui, principalmente, gli apporti d’acqua dolce dal continente e la permeabilità delle rocce acquifere; in genere la sua inclinazione è di qualche grado, per ragioni che qui sarebbe lungo spiegare. Vi sono però situazioni in cui questa regola non vale: nelle zone costiere calcaree dove si trovano grotte marine. Nelle grotte sviluppate al livello del mare l’aloclino ha uno spessore molto ridotto, poiché acqua dolce e acqua salata sono in contatto diretto, e non attraverso i pori di una roccia, e la sua pendenza è praticamente uguale a zero. In altre parole, il mare s’insinua sotto una sottile pellicola d’acqua dolce per chilometri e chilometri all’interno dei continenti. Da un punto di vista idrologico, ma soprattutto biologico, il limite tra acque continentali e acque marine non è più definibile sul piano orizzontale, ma solo sul piano verticale.
(estratto da "Una grotta tra terra e mare" di Leonardo Piccini - KUR Magazine n.9, Dicembre 2007)